Probabilmente è successo a tutti di balbettare qualche volta: durante un esame, oppure al colloquio per un lavoro importante o magari a un appuntamento galante. Ma, a parte l’imbarazzo, non si è trattato di nulla di grave. Diventa invece un problema più serio quando si ripete con una certa frequenza. Si parla allora di balbuzie vera e propria, un disturbo che si manifesta soprattutto nell’infanzia e che ha ripercussioni psicologiche importanti se non si interviene in tempo.

La balbuzie è un disordine del ritmo della parola, nel quale la persona sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni, prolungamenti di suoni iniziali o nel mezzo delle parole pronunciate. Il balbuziente, in molte occasioni precedenti, può aver pronunciato senza nessuna difficoltà quelle identiche parole che ora costituiscono un problema. La balbuzie è un complesso disturbo del linguaggio e della comunicazione che interessa dal 2 al 4% della popolazione, con un rapporto maschi-femmine di 4 a 1.

Un problema con più cause
A livello mondiale la balbuzie viene definita come un disturbo complesso multifattoriale e multidimensionale determinato da fattori fisiologici, genetici, ambientali, cognitivi, emotivi linguistici e relazionali che giocano un ruolo importante nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo.
Esiste una certa predisposizione genetica ed ereditaria: la possibilità che un bambino balbetti aumenta da tre a cinque volte se uno dei genitori è balbuziente o lo è stato. Anche i fattori psicologici rivestono un ruolo molto importante nel manifestarsi di questo problema. Non a caso la balbuzie compare spesso in particolari momenti di tensione emotiva e chi ne soffre riconosce che ansia e stress aggravano il disturbo. Le persone balbuzienti, in effetti, molto spesso sono consapevoli del loro disturbo e quindi si agitano in previsione di qualsiasi occasione in cui devono parlare, dando avvio a un pericoloso circolo vizioso in quanto l’ansia non fa che peggiorare ulteriormente il disturbo.

Si manifesta in tenera età
Nella maggior parte dei casi la balbuzie si manifesta fin dai primi anni di vita. Tuttavia prima dei tre anni è normale che il bambino spezzetti le parole o ripeta ritmicamente le sillabe: è solo intorno ai 36 mesi, infatti, che comincia a padroneggiare il linguaggio. Non ha senso quindi diagnosticare la balbuzie prima di questa epoca. Gli esperti parlano di una sorta di “prova tecnica di trasmissione”, che permette al piccolo di impadronirsi pian piano del linguaggio.
Solo se la balbuzie si manifesta più avanti è bene intervenire. La balbuzie vera e propria compare in momenti ben precisi: intorno ai 6-7 anni o più raramente tra gli 8 e i 10 anni e può manifestarsi in modo continuato o intervallato. Solitamente si manifesta in periodi particolari, per esempio in seguito alla nascita di un fratellino, all’inizio delle scuole elementari o in altre situazioni: il bambino, senza rendersene conto, esprime il suo disagio psicologico sfruttando la vulnerabilità dell’organo predisposto (le corde vocali). Ci sono anche casi in cui la balbuzie compare più avanti: nell’adolescenza e in età giovanile.

Il Metodo di trattamento Stendoro Rocca
Dal 1989 è stato elaborato un particolare metodo per la cura della balbuzie, basato sul lavoro in equipe multidisciplinare (operatore della balbuzie, logopedista e psicologo-pedagogista).
Secondo Giorgio Stendoro e Renzo Rocca, fondatori del Centro Cura Balbuzie Stendoro Rocca, la patogenesi del disturbo è legata al laringospasmo delle corde vocali che impedisce e altera il flusso della corrente aerea espiratoria. Tale spasmo della glottide ostacola la formazione del suono. Il laringospasmo causa l’interruzione del processo di espirazione e ostacola le vibrazioni cordali formanti il suono (blocco tonico, clonico, misto).L’obiettivo della tecnica è stimolare la capacità del soggetto di controllare la chiusura pre-suono delle corde vocali. Pertanto correggere la posizione di pre-fonazione delle corde vocali: un soffio, un respiro, un flusso d’aria mantengono abdotte e rilassate le corde vocali.
La metodologia Stendoro-Rocca propone 17 incontri nell’arco di due mesi, in gruppi formati da quattro a sei componenti omogenei per età. I conduttori, in seduta con i pazienti, guidano nello stesso tempo l’interazione e l’interiorizzazione della tecnica fino al punto da rendere automatico l’accordo pneumo-fonico, anticipatorio del blocco fonatorio e, quindi, attivare la generalizzazione del processo propriamente richiesto nei vari ambiti del discorso sociale e culturale.
Questa combinazione tra operatori e pazienti, in un continuo rapporto di incontro-discussione-chiarimenti tra il sociale e l’individuale favorisce nel soggetto l’accesso alla fluenza e il progressivo svincolo da strategie verbali e somatiche, che spesso precludono il desiderio di dialogare.Attraverso una costante applicazione delle strategie di anticipazione, controllo e regolazione dello spasmo fonatorio, base patogenetica del disturbo di balbuzie, il soggetto avvia il processo di automatizzazione del controllo pre-fonatorio.

a cura del Centro Cura Balbuzie Stendoro Rocca
tratto da Artemedica, Antroposoafia Oggi n.33