Intervista al dottor Gaudenzio Garozzo
medico chirurgo specializzato in medicina tradizionale cinese.

Quali sono le caratteristiche fon­damentali di un buon medico?
Chi si adopera per la salute della per­sona dovrebbe essere guidato da prin­cipi elevati.  È quando il medico non è ispirato da principi elevati che la medicina mostra i suoi lati negativi.
Nel momento in cui un medico pre­scrive un farmaco senza aver preven­tivamente valutato i pro e i contro, si corre il rischio di arrecare gravi danni al paziente. Il medico deve valutare in piena coscienza rischi e benefici e verificare quelli che potrebbero essere gli effetti collaterali per ottenere un risultato che sia veramente a favore del paziente.
Il fatto di rivolgersi alla medicina occidentale-allopatica, a quella tradizionale cinese o a quella antroposofica è un aspet­to che si pone in secondo piano; il fine primario deve essere mettere in condizione il paziente di vivere meglio, creandogli meno problemi possibili.
Un tempo si parlava della professione medica come di una missione, mentre oggi si pone soprattutto l’accento sull’aspet­to economico. Certo anche quest’ultimo ha la sua importanza, fermo restando che, comunque, il medico dovrebbe conservare una visione etica nell’approccio al paziente.

Quali sono i punti di contatto tra medicina occidentale e orientale?
Nel corso della storia il concetto stesso di medicina ha subito notevoli cambiamenti fino a portare a quella che oggi definiamo medicina moderna. Con questa locuzione intendiamo indicare il frutto di un insieme di ricerche operate in differenti branche scientifiche – come la biologia, la chimica, la chimica biologi­ca, la fisiologia, la matematica, la fisica – che hanno portato alle attuali conoscenze sul funzionamento dell’organismo.
In effetti, anche la medicina cinese, così come quella occiden­tale, ha una sua chimica che si chiama dialettica dello yin e dello yang; ha una sua biochimica che è la legge dei cinque movimenti; ha una sua anatomia che integra le conoscenze della medicina allopatica con il riconoscimento del percorso dei tragitti energetici, le cui alterazioni possono essere causa dell’insorgenza di patologie.
In Cina, dopo l’avvento di Mao Tse-tung, le scuole hanno al­terato moltissimo quelli che erano i criteri tradizionali. Una parte della patologia viene quindi trattata con la fitoterapia e non con l’agopuntura.

Quali sono le patologie e gli am­biti di specialità in cui la medi­cina tradizionale cinese viene maggiormente impiegata in occi­dente?
Gli ambiti della medicina tradizionale cinese sono strettamente connessi alle conoscenze e alle competenze del me­dico che, a volte, evita di inoltrarsi nei trattamenti più complicati, in quanto richiedono di avere alle spalle studi molto approfonditi.
Attualmente, in Italia l’agopuntura è appannaggio del medico che opera le proprie scelte terapeutiche nei limiti delle proprie conoscenze anche se, in effetti, il potenziale campo di azione risulta essere notevolmente più vasto.
In effetti, la medicina tradizionale cinese potrebbe essere ap­plicata in qualsiasi tipo di patologia o alterazione della fisiolo­gia umana: si va dal campo ginecologico a quello ortopedico, neurologico e psichiatrico per arrivare a tutte quelle che sono le alterazioni dermatologiche e metabolico-endocrinologiche. Per essere più chiari la medicina tradizionale cinese risolve stati sintomatologici quali: cefalee, ipertensioni, anomalie di­gestive e disturbi articolari. Certamente si tratta di patologie che possono essere trattate anche farmacologicamente, ma non vengono però risolte in modo definitivo. Con la medicina tra­dizionale cinese possiamo invece evitare che la persona debba continuare ad assumere farmaci.
Anche per quel che riguarda gli stati di sovrappeso e le obesità, dove si manifesta una notevole difficoltà a riportare la persona in equilibrio, possiamo intervenire con successo migliorando il metabolismo.
Infine, nel caso di vertigini e acufeni, laddove la medicina occi­dentale non riesce a proporre terapie risolutive, possiamo inter­venire efficacemente grazie alla medicina tradizionale cinese.

In quale senso lei vede la necessità, se non di un’unio­ne almeno di un’integrazione tra la medicina occiden­tale e quella orientale?
I medici cinesi non conoscono i principi fondamentali della me­dicina occidentale così come quelli occidentali presentano delle resistenze verso lo studio della medicina orientale. È dovere di una moderna medicina chiarire i legami strettissimi esistenti tra le due forme di cultura e mettere in luce le grossissime assonan­ze esistenti. Due linguaggi differenti, per forme e per struttura, che raccontano la stessa storia: la nascita e la vita dell’uomo.

(tratto da Artemedica – Newsletter Antroposofia Oggi n. 33)