L’ antroposofia consente di interpretare l’arte medica non solo nei suoi contesti specifici (l’arteterapia, la preparazione dei rimedi medicinali, le modalità diagnostiche, il percorso biografico, la pedagogia curativa, il massaggio ritmico, la fenomenologia fisiopatologica dell’uomo e dell’animale), ma anche nei contesti sorti da impulsi di individualità non strettamente legate alle cerchie antroposofiche.

È il caso del dottor Edward Bach (1886-1936), pioniere della floriterapia. Cresciuto nel Galles con la vocazione di fare il medico, scavalca l’incontro con la malattia (probabilmente un linfoma) dedicandosi febbrilmente alle sue ricerche in microbiologia per approdare all’omeopatia, che abbandonerà insieme al suo affollato studio londinese per intraprendere un cammino di ricerca nella natura.
Bach si dedica all’osservazione meditativa del mondo vegetale e degli uomini in vari contesti sociali. Individua il fiore come l’ultimo avamposto vitale a contatto con il mondo astrale della luce solare e dello sciame di insetti polliniferi. Il fiore rappresenta il seme potenziale, cioè il sigillo della pianta in divenire e il custode delle sue potenzialità creative. Ritrova nel fiore il nesso vegetale con l’anima umana. Il fiore ha una durata effimera e, d’altronde, l’effimero non è che un simbolo, come recita lo stesso Goethe. Echeggia la frase del poeta-scienziato Novalis: “La fioritura è il simbolo dei segreti del nostro Spirito”.
Se assumiamo come rappresentante del mondo animale (l’astrale vicino al fiore) la farfalla, creatura di luce, ritroviamo in molteplici forme del corpo umano la segnatura della relazione fiore-farfalla. Ne cito tre fra le più significative: le due farfalle polmonari che aleggiano intorno alla rosa in boccio del cuore; la farfalla dei due lobi tiroidei, il cervello dell’anima senziente, coricata sul calice floreale della laringe; il fiore contenuto nella sezione sagittale del cervello nella sua triplicità di neocortex-paleocortex-archicervello, il fiore della coscienza che attende di aprirsi e illuminarsi nei suoi diversi gradi, mentre il midollo nella sua sezione orizzontale ha incantato in sé la sagoma di una farfalla, vincolata al mondo emozionale.

Il medico gallese intuisce il ruolo mercuriale della rugiada mattutina, figlia della luce solare e della luce lunare, e traduce praticamente la sua presenza nel “sun method”, l’esposizione per qualche ora delle sommità floreali non impollinate al sole sorgente in un cielo senza nuvole, al di fuori da forze perturbatrici.
Bach scopre dapprima i “12 Guaritori”, i rappresentanti delle lezioni da imparare alla scuola della vita e della malattia. In seguito rompe il paradigma del circolo dei 12 e lo amplia con i “7 Aiutanti”, i rimedi per gli stati d’animo cronicizzati d’ostacolo all’apprendimento.
A questo punto accade un nuovo rovesciamento: il novello bardo prova su se stesso i disturbi e le sofferenze che curerà ricercando in natura i rimedi: ne troverà altri 19, per la terapia di stati mentali acuti o estremi, oppure transitori o ancora incistati nei fondali dell’inconscio. Di lì a poco oltrepassa la soglia all’età di 50 anni, senza essersi risparmiato alcuna fatica.
Il diadema dei 38 rimedi floreali è un dono per il terapeuta aperto alla consapevolezza della relazione fra la realtà dell’astrale e la malattia, spesso nascosta nei sintomi e nei segni del corpo umano. Il segreto consiste nell’accompagnare la prescrizione con alcune “affermazioni positive” per validare il percorso autoeducativo dell’anima verso l’evoluzione cosciente verso la libertà e la trasformazione del mondo emozionale nella potenzialità dei talenti virtuosi nascosti in ognuno di noi.
Per i bambini sarà prezioso ripescare, in rapporto ai “12 Guaritori”, alcune fiabe dei Fratelli Grimm per arricchire di immagini la progressiva autonomizzazione delle forze dell’anima.
Prende un abbaglio chi svaluta tale sistema terapeutico ritenendolo semplice perché ignora il senso profondo dell’etimologia del termine “semplice”, cioè il frutto dell’intreccio complicato dell’operare delle forze risanatrici svelate dall’alchimia suggerita a Bach dalla stessa natura. Chi fraintende il suo pensiero, ritiene che Bach abbia ripartito l’intera umanità in 12 Tipi con i “12 Guaritori”: Bach stesso stracciò ogni riferimento zodiacale per poter focalizzare nei rimedi floreali corrispondenti le 12 fatiche erculee per il divenire del singolo uomo, d’incarnazione in incarnazione, come si evince dai suoi scritti, in particolare Libera te stesso e la conferenza Tu soffri da te stesso.

di Angelo Antonio Fierro, tratto da Artemedica newsletter-Antroposofia Oggi, n. 7