VamTestimgNell’ambito della medicina e delle metodiche diagnostiche scientificamente convalidate, le reazioni avverse agli alimenti per ora riconosciute possono essere riconducibili a:
1) l’allergia alimentare immunomediata
2) la celiachia
3) l’intolleranza secondaria a deficit di lattasi congenito (statisticamente ne è colpito circa il 2% della popolazione) o acquisito
4) Le pseudo-allergie alimentari.
Tuttavia l’osservazione empirica ci pone di fronte a pazienti che presentano sintomi direttamente o indirettamente sostenuti da alimenti senza che, peraltro, esami clinici o di laboratorio ne permettano una diagnosi inequivocabile. È da questa precisa esigenza che è nato il VAM Test, che si pone sul mercato dei test diagnostici di tipo non convenzionale, come un’evoluzione nel campo della ricerca dei campi di disturbo di tipo alimentare.

Cos’è un campo di disturbo alimentare?
Si presume che si tratti dell’incapacità o impossibilità dell’organismo a metabolizzare completamente o ad utilizzare in maniera corretta determinati alimenti o gruppi di alimenti. La conseguenza potrà essere la sensibilizzazione ad alcune componenti dell’alimento o ad alcuni cataboliti, in grado di provocare la comparsa di sintomi pseudoallergici: spesso non è possibile individuare un rapporto diretto tra alimenti ingeriti e sintomi, anche se si è osservato che la sospensione di determinati cibi si può accompagnare alla diminuzione o alla scomparsa dei sintomi. Può succedere anche che alcuni alimenti non siano digeriti o utilizzati in modo completo dal nostro organismo e che, con il passare del tempo, affatichino a tal punto il nostro organismo da provocare sintomi apparentemente inspiegabili. Possiamo pensare che il campo di disturbo alimentare sia uno stress cronico che con il tempo può manifestarsi con differenti tipi di sintomi, ma i sintomi compaiono solo quando l’organismo non è in grado di compensare lo sforzo che fa per tenere tutto in equilibrio. Ecco perché in presenza di campo di disturbo alimentare si possono presentare sintomi come:
• cefalee, emicranie
• stanchezza cronica
• stitichezza, coliti, colon irritabile, predisposizione a candidosi, micosi
• sovrappeso, cellulite
• asma, allergie, eczemi, rinite
L’approccio e le indicazioni fornite dal test, oltre a proporre un’ipotesi di campo di disturbo alimentare, correla gli alimenti con la reattività del paziente (prevalenza simpaticotonica o vagotonica), con l’equivalente metabolico (ana, cata), con la possibile funzione d’organo coinvolta e con le probabili carenze nutrizionali. Le ipotesi di lavoro proposte, che devono essere sempre vagliate dal medico curante, derivano dall’elaborazione statistica dei dati ricavati da alcune migliaia di casi esaminati e dai modelli teorico-pratici dell’approccio funzionale.

Presupposti teorici dell’esame di risonanza eseguita su materiale biologico
L’esame viene eseguito utilizzando materiale biologico: i capelli.
Questo tipo di materiale biologico presenta:
1 – vantaggi nella gestione dei campioni utilizzati: semplicità di raccolta e di invio alle sedi in cui verranno elaborati i dati
2 – vantaggi per la composizione biochimica del campione scelto: minerali, aminoacidi, lipidi, pigmenti
3 – vantaggi nella gestione temporale: il capello cresce in media di 1-1,5 cm al mese; una lunghezza di 3-5 cm potrebbe rappresentare la biochimica delle abitudini alimentari di 2-5 mesi.

I capelli. Vi sono dati sufficienti per ammettere una correlazione fra stato nutrizionale e stato dei capelli. Numerosi studi hanno evidenziato come, in presenza di carenze proteiche e vitaminiche, si abbia un effluvio anche intenso e che la mancanza di adeguate disponibilità di aminoacidi, vitamine, sali minerali etc. costituirebbe un ostacolo insormontabile per la regolare crescita del capello. All’analisi chimica del capello i costituenti principali, oltre all’acqua, sono: cheratina, lipidi, minerali e pigmenti. Il processo di cheratinizzazione del capello, è regolato da ormoni, vitamine, fattori genetici e metabolici e sembra particolarmente legato al metabolismo del colesterolo e alla sua esterificazione con acidi grassi sintetizzati dall’epidermide. Ne consegue che carenze dietetiche e/o difetti enzimatici delle vie di sintesi del colesterolo e degli acidi grassi possono provocare una cheratinizzazione anomala con conseguenti difetti strutturali del fusto.

Minerali (oligoelementi). Rappresentano una componente essenziale dei sistemi proteico-enzimatici. Esiste una correlazione diretta fra la quantità di oligoelementi presenti nel sangue e quelli presenti nel capello. Vi è un diretto rapporto fra stato nutrizionale e sintesi delle cheratine dure dei peli e delle unghie. Secondo Rook diete troppo rigide e mal equilibrate hanno contribuito all’aumento delle alopecie e delle ipotrichie riscontrato negli ultimi anni, specie nelle donne. Certamente una dieta inappropriata può contribuire ad aggravare un effluvio già in atto, talvolta in modo definitivo. Bradfield ha dimostrato su volontari sani sottoposti a dieta aproteica che il diametro del bulbo dei capelli si riduce notevolmente dopo solo 11 giorni, seguito, verso il 14°, da marcata riduzione del pigmento melanico e, infine, dopo qualche settimana, da atrofia prima e perdita poi delle guaine del follicolo pilifero. È importante notare che queste alterazioni del bulbo e dello stelo del capello si verificano quando ancora non sono evidenti segni enzimatici di carenza proteica. Gli esami del sangue, se normali, non garantiscono pertanto l’assenza di carenze proteiche e di minerali a livello del capello.

Le vitamine e i capelli. Anche numerose vitamine (A, E, B5, B6, PP, H) sono sicuramente coinvolte nell’attività follicolare. La presenza di anomalie dei capelli e dei peli può in certi casi essere ricondotta a carenze vitaminiche. Oggi che metodi di indagine moderni hanno messo in evidenza stati di carenza vitaminica anche in gruppi di popolazioni appartenenti alle società più industrializzate, si è riacceso l’interesse di ricerca intorno a queste sostanze ed alcune di esse stanno sempre più confermando la loro efficacia come veri medicamenti dotati di attività farmacodinamica.

L’esame di risonanza
Il materiale viene valutato mediante risonanza elettrica. Ogni campione viene inserito in un circuito di misurazione: per ogni campione viene eseguita una scansione di 200 alimenti, al fine di individuare fenomeni di interferenza predittivi di campo di disturbo alimentare. Per ogni misurazione viene applicato un protocollo per ottimizzare la sensibilità del sistema di rilevazione. La valutazione di risonanza elettrica è un approccio empirico, statisticamente convalidato dall’esecuzione di decina di migliaia di esami. Allo stato attuale non sono disponibili modelli scientifici comprovati che dimostrino a priori la validità dei sistemi di risonanza: si tratta di una ricerca-intervento che può venire confermata a posteriori, dopo la sospensione dell’alimento. I dati raccolti hanno permesso di elaborare un software gestionale per il medico, in cui sono indicate le correlazioni tra alimenti o gruppi di alimenti e tendenza reattiva o patogena e possibili interventi terapeutici mirati. Il software prevede in ogni caso una conferma anamnestica e la valutazione del medico.